HIT THE NAIL ON THE HEAD

Letteramente significa “colpire il chiodo sulla testa”, ed è questo il senso di questa mostra, fare centro, azzeccare.

Progetto che nasce dalla volontà della Novalis Fine Arts di aprirsi ad una visione non convenzionale del design e sul design stesso; guardare all’oggetto d’uso come ad un’ opera d’arte, emozionandoci ed emozionando.
La mostra espone opere sperimentali che invitano il visitatore a riflettere sul reale significato di design oggi. Svincolare quest’ ultimo dalla semplice realizzazione dell’ oggetto al fine di far emergere l’idea che sta alla base della progettazione e che rappresenta il messaggio del creativo.
L’ attenzione è, dunque, spostata dal prodotto al pensiero che esprime e rappresenta un oggetto, ma soprattutto al lento passaggio dal materiale all’immateriale, rilevando e rivalutando il concetto più che l’ oggetto.
Il designer, al pari di un’artista, si fa portavoce di una problematica attuale, è il poeta vate che conduce ed introduce la molteplicità al cambiamento. Tradurre la sperimentazione, la rivoluzione degli utili e la contaminazione con l’innovazione non significa abbandonare definitivamente i retaggi della tradizione e il convenzionalismo formale, quanto piuttosto rinnovare l’idea di design classico, talvolta stravolgendone il senso. Applicare i processi tipici dell’opera d’arte all’oggetto d’uso senza sfociare nella produzione industriale, seriale. I limiti della materia non esitono, o almeno non sono ostacoli invalicabili, ma piuttosto, è da queste limitazioni che si originano nuove ipotesi progettuali, nuove sperimentazioni.
Abbandonando l’idea della perfezione e della bellezza tout court, si esplorano universi finora sconosciuti al mondo del design. Non solo oggetti utili alla quotidianità, quanto segni di una ricerca capaci di emozionarci, destinati a lasciare una traccia nella storia dell’arte contemporanea. Declinare l’assolutezza delle forme sembra l’ imperativo categorico imposto dalla contemporaneità, si lascia piuttosto spazio alla versatilità e al dinamismo. Il nostro presente coniuga l’errore e il difetto nell’originalità. Una nuova idea del bello, non totalitario né generico ma nella sua imperfezione unico ed assoluto. La risposta a ciò è il crescente numero di designers che esauriscono il proprio processo creativo nella realizzazione di un prototipo, assottigliando sempre di più il confine tra arte e design. L’ esperienza degli OKAYstudio apre questa nuova prospettiva sul design contemporaneo. Il collettivo nato nel 2006 è composto da sette giovani designers che condividono non soltanto uno spazio fisico nella capitale inglese, quanto il background educativo e soprattutto idee competitive. A fondarlo furono lo spagnolo Tomás Alonso, l’ inglese Peter Marigold, la giapponese Hiroko Shiratori, Mathias Hahn d’origine danese, Oscar Narud, Jordi Canudas e Jorre van Ast. Nel 2008 entrano a far parte del gruppo anche il duo Shay Alkalay e Yael Mer, meglio conosciuti come Raw-Edge e in seguito altri designer, quali, Liliana Ovalle, Eelko Moorer, Ed Swan, Study O Portable, Andrew Haythornthwaite, Shai Akram, tutti laureati al Royal College of Art Design Products sotto la direzione di Ron Arad. Testimonianza di una delle evoluzioni più interessanti del lavoro di gruppo nell’attuale Londra. Acclamato da molti come il lavoro più fresco e promettente di design contemporaneo, gli OKAYstudio and friends condividono gli stessi interessi nella sperimentazione ed in particolare nell’utilizzo di una vasta gamma di materiali e di tecnologie di produzione. Gli oggetti creati esistono per essere utilizzati e per interagire socialmente. Particolare è il loro album di schizzi, la loro scoperta attraverso il fare, gli esperimenti fisici che, parallelamente ai disegni progettuali, sono diventati ormai parte integrante del loro lavoro in studio. Il nome non lascia indugi per nessun idioma, rimane inalterato e rappresenta, a differenza di molti, non uno studio di consulenza, quanto piuttosto un ombrello organizzativo di riferimento in cui ognuno ha la possibilità di sviluppare parallelamente la propria carriera solista.
Gli OKAY studio and friends vantano già numerosi riconoscimenti, sia in Italia che all’estero e molte delle loro opere fanno parte della collezione permanente del MoMa di New York, Victoria & Albert Museum e Saatchi Gallery di Londra.

Jordi Canudas, Peter Marigold
Jorre Van Ast, Nomad
Peter Marigold, 20LTR Coat Stand
Tomas Alonso, Variation on a tube